La convenienza del TFR in un fondo pensione

Un dipendente al momento dell’assunzione, può decidere di destinare entro sei mesi il proprio trattamento di fine rapporto,TFR, in azienda o decidere di versarlo in un fondo pensione.

Destinare il TFR in un fondo pensione conviene innanzitutto perché la previdenza integrativa stessa è una forma di risparmio molto vantaggiosa.

Ma nel dettaglio, quali sono i vantaggi nel decidere di convogliare il proprio TFR in un fondo pensione?

Gli attivi di un fondo pensione sono tenuti separati dal datore di lavoro, ci sarà l’opportunità di partecipare al rialzo dei mercati, quindi un possibile aumento dei risparmi oltre la formula fissa del TFR. I contributi personali sono deducibili fino ad un importo massimo di 5.165,57€ ogni anno. Per quanto riguarda la fiscalità, è utile sapere anche che la  plusvalenza maturata sui fondi pensione per ciascun periodo di imposta é tassata al 20% anziché al 26% e che sul Capitale/Rendita derivante dai contributi dedotti viene applicata l’aliquota del 15% che si può ridurre di uno 0,30% per ogni anno di iscrizione successivo al quindicesimo fino ad un minimo del 9%.

Esiste un regime fiscale agevolato per le forme di previdenza complementare che si applica anche al TFR versato. Ci saranno maggiori opportunità di investimento, benefici dovuti alla diversificazione degli asset.

Gli aderenti ad un fondo pensione decidono l’importo dei propri versamenti e la tempistica dei pagamenti.

I proventi possono aumentare o diminuire, a seconda dell’andamento dei mercati e dipendono principalmente dal livello dei contributi e dai rendimenti dell’investimento. Le somme di TFR versate nella forma pensionistica integrativa vengono investite nei mercati finanziari e possono subire delle oscillazioni, ma l’aderente può scegliere il comparto di gestione più in linea con le sue esigenze in base all’orizzonte temporale a disposizione. Gli aderenti possono ottenere un’anticipazione fino al 75% solo in casi limitati e previsti dalla legge, quali spese mediche e acquisto prima casa.

Il TFR in azienda, invece, comporta i benefici garantiti dal tasso di crescita annuo dell’1,5% + 75% del tasso di inflazione. Di contro, il tasso di crescita è più basso rispetto ai potenziali rendimenti degli investimenti e i lavoratori non possono apportare contributi aggiuntivi.

Il mercato del lavoro non è più quello di una volta, si cambia posto di lavoro con molta più frequenza rispetto al passato e ad ogni cambio di lavoro il TFR  viene liquidato e tassato se lasciato in azienda. In un’ottica di risparmio per il futuro, i tuoi risparmi saranno pochi, subito e per di più tassati, decisamente non la soluzione ottimale per dormire sonni tranquilli.

Se decidiamo di lasciare il TFR in azienda, la tassazione sarà piu alta, al momento del pagamento, il TFR è soggetto a tassazione separata. La prima aliquota applicata è quella IRPEF vigente nell’anno in cui è maturato il diritto alla percezione e applicabile al TFR lordo moltiplicato per 12 e diviso gli anni di servizio (TFR x 12 /anni di servizio). Successivamente l’imposta viene ricalcolata dall’Agenzia delle entrate, in base all’aliquota media di tassazione dei 5 anni precedenti a quello della cessazione del rapporto di lavoro.

L’Agenzia delle Entrate, successivamente, calcola l’aliquota media delle dichiarazioni IRPEF degli ultimi 5 anni di servizio e, in caso di differenza, chiede integrazioni.

Il TFR versato nel fondo pensione non è deducibile, a differenza dei contributi personali, perchè non è considerato reddito imponibile.

Il TFR versato in una forma pensionistica integrativa rende tendenzialmente di più rispetto a quando viene lasciato in azienda.

Cosa succede al TFR in caso di pignoramento?

Il fondo pensione aperto costituisce un patrimonio autonomo e separato rispetto a quello del gestore (banca, assicurazione, SGR o SIM) e questo garantisce l’intoccabilità assoluta delle risorse versate, da pignoramento da parte di creditori del gestore, da parte di creditori dell’aderente stesso e in caso di fallimento del gestore.

Se il datore di lavoro è insolvente e non versa alla previdenza integrativa o non liquida il TFR lasciato in azienda interviene il Fondo di garanzia istituito presso l’INPS.

La possibilità di richiedere un’anticipazione è più flessibile se il TFR è in un fondo pensione:

Conferire il TFR in un fondo pensione non comporta esborsi economici ulteriori né per il datore di lavoro né per il lavoratore. E’ voce retributiva esistente che comunque non viene corrisposta mensilmente e dunque destinarla alla previdenza integrativa non comporta nessun sacrificio economico.

Con la previdenza integrativa il TFR acquista ancora più valore: non solo vantaggi fiscali e potenziali rendimenti superiori, ma anche la stessa sicurezza rispetto al lasciarlo in azienda e una maggiore flessibilità sulle anticipazioni.

E allora….cosa aspetti ad aprire un fondo pensione ed integrarlo col tuo TFR?

Ti aspetto per una consulenza.



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