Addio vecchie ricette: cosa fare in periodo di tassi ai minimi?

Fallo ora, fallo adesso! Può essere lo slogan da adottare in questo periodo di incertezza e confusione: vi renderò le idee più chiare.

Oggi dobbiamo attenzionare il comportamento, ci aiuterà a cambiare il modo di vedere i nostri investimenti finanziari. In passato si viveva più serenamente perché i rendimenti erano garantiti dall’accumulo di cedole di titoli di stato, per esempio. Ora che questi investimenti sono ai minimi storici e addirittura con interessi negativi, come garantirci i guadagni dovuti?

È qui che entra in gioco l’aspetto comportamentale: il rendimento tanto voluto, sta nei nostri comportamenti performanti! La pianificazione ci porta ad analizzare sia le esigenze  familiari e non, sia le aspettative di vita, riducendo al minimo gli aspetti non oggettivi. Questo al fine di programmare i risparmi ed i consumi in rapporto alla sfera economica, alla previdenza, ai rischi legati all’attività, all’investimento o indebitamento (per esempio per la casa o l’istruzione dei figli). Tale processo deve essere supportato da un buon consulente finanziario che aiuta a capire e formalizzare le aspettative ed educa a comportamenti coerenti con questi obiettivi.

Chi investe ovviamente, mira ad ottenere un rendimento, cioè la variazione nel valore apportata a un prodotto d’investimento.

È possibile aumentare il rendimento e diminuire il rischio? La risposta è si. Lo si può fare attraverso la diversificazione. In parte questo concetto è intuitivo, in parte no. Chi investe in un solo titolo corre il rischio che renda meno di altri e perda valore. Chi invece diversifica il proprio investimento fra più titoli, si assicura su questo rischio. Più avremo un portafoglio diversificato e minore sarà la volatilità e quindi il rischio. La struttura ottimale di un portafoglio, tiene conto della diversificazione per minimizzare il rischio a parità di rendimento e tenendo conto delle correlazioni tra asset class.

Perché diversificare? Prendiamo Paolo, a fine 2011 il suo portafoglio era composto da un Etf,  varie azioni sul mercato italiano e da obbligazioni varie. Si informa quotidianamente sull’andamento dei mercati e opera con il trading online. Sa bene che  non potrà investire in un solo titolo o titoli simili. Nonostante ciò, il portafoglio di Paolo non è diversificato. Non basta investire in strumenti diversi, ma occorre comprendere la real composizione del portafoglio. Molti guardano solo l’etichetta, senza effettivamente vedere cosa ci sta all’interno. L’Etf che Paolo ha comprato contiene azioni di aziende italiane, in buona parte sono le stesse che ha comprato direttamente. Dunque non ha diversificato adeguatamente e si è esposto moltissimo sul mercato azionario italiano.

Per una buona diversificazione, serve bilanciare i vari titoli detenuti in portafoglio, occorre che siano indipendenti l’uno dall’altro, cioè che si muovano in maniera autonoma, meglio se il loro andamento è opposto. È possibile costruire portafogli ottimizzati diversificando fra strumenti che a parità di rendimento, presentano correlazioni negative (cioè se uno tende a salire, l’altro a scendere) o comunque basse, anche se positive. 

Ho fatto l’esempio di un investitore fai da te, in realtà chi intende diversificare al meglio i propri risparmi può decidere di sottoscrivere un portafoglio di fondi multi asset. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò prossimamente…

Giuseppe Iacobuzio Consulente Finanziario



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