Deficit e Mercati

Spread in risalita e titoli in caduta libera, cosa sta succedendo?

Cercherò di renderti il discorso semplice e chiaro.

Lo spread BTP-BUND, di seguito il link del mio articolo in cui avevo parlato di spread (https://iacobuzio.it/spread-per-tutti), ovvero il differenziale tra i titoli di stato italiano e i titoli di stato tedeschi, ritenuti più affidabili, è salito ulteriormente neri giorni scorsi, arrivando a toccare quota 283 punti base con un rendimento del decennale a +3,29%.

Al contempo si registra un netto calo dei titoli azionari bancari.

Come mai vi chiederete?

Ecco, tutto ciò è dovuto al nuovo DEF (documento economia e finanza), in cui si stabilisce un rapporto deficit/Pil al 2,4%, che ha scatenato reazioni contrastanti e un giudizio negativo sulla manovra. Secondo le parole pronunciate dal Presidente della commissione europea Junker, l’Italia deve evitare di reclamare trattamenti speciali, al fine di evitare un effetto domino tra i vari paesi aderenti all’area euro e paventato una nuova crisi, paragonandoci alle vicende greche. Con ciò l’Italia si è trovata isolata in zona euro definendo preoccupanti le parole di JUNKER.

Ma in cosa consiste il piano?

Un piano triennale che prevede un disavanzo del 2,4% del PIL nel triennio 2019/2021 rispetto allo 0,8% del governo Gentiloni.

Secondo i principali economisti, una manovra che preveda un rapporto deficit/pil al 2,4% e basata su una politica fiscale espansiva è destinata a far deviare la traiettoria del debito e questo avrà come conseguenza un maggior costo del credito sia per le imprese che per i privati. Un’evoluzione che porterebbe a un minor surplus e a un incremento nei tre anni del rapporto deficit/pil fino a sfiorare il 3%.

D’altronde la politica fiscale espansiva si presume non avrà un effetto significativo sulla crescita reale del pil. Questo perché sarà accompagnato da un significativo aumento del costo del credito, che porterà a una riduzione delle spese per investimento e dei consumi dei privati. Mentre il surplus primario secondo le stime  è destinato a ridursi in modo significativo. Da qui il rischio che la traiettoria del debito si inverta e porti a un rapporto debito/pil del 132,9% nel 2021.

Il rapporto con la Commissione europea e con i partner della zona euro è già difficile, ma potrà esserlo ancora di più. Le avvisaglie ci sono già state nelle dichiarazioni dei giorni scorsi e questo potrà far salire il nervosismo sui mercati. A preoccupare maggiormente è il giudizio delle agenzie di rating perché un declassamento avrà un impatto negativo sull’opinione generalizzata che gli operatori si fanno della situazione contingente del mercato. Il giudizio di Moody’s e Standard & Poor’s si pronuncerà il entro la fine di ottobre. “Crediamo che il downgrade da parte di una o più agenzie di rating di un livello (notch, ndr) metterà ulteriore pressione sugli asset italiani”, dice la nota di Goldman Sachs. Che avverte: “Un downgrade di più di un livello potrebbe causare dinamiche del debito negative che si auto-alimenterebbero. In questo secondo scenario (che per essere chiari non è il nostro scenario base) non si può escludere una frenata nel flusso di capitali”, conclude il report.

Le preoccupazioni sono in realtà condivise da molti, se non tutti gli operatori e numerose investment bank, che invitano alla cautela verso gli attivi italiani. A prima vista, l’impressione è che i livelli di crescita necessari a mantenere al ribasso il rapporto debito/pil di un punto all’anno, sembrerebbero molto ambiziosi. Tali risultati sembrano raggiungibili solo con un grosso aiuto esterno al ciclo, il che rende il quadro di finanza pubblica italiana ancora più vulnerabile ad un eventuale rallentamento globale.

Ti aspetto per approfondimenti.
Giuseppe Iacobuzio, Consulente Finanziario



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